Mamma e papà si separano. La comunicazione ai figli e il concetto di “verità sostenibile”

Quando tra mamma e papà le cose non vanno più molto bene, i figli sono sempre i primi ad accorgersene; perché da un po’ di tempo non sorridono più, non si scambiano sguardi di complicità, non stanno più insieme sul divano a guardare la tv…  A partire da questi primi, apparentemente impercettibili segnali, ed a prescindere dalla loro età (siano essi bambini molto piccoli o adolescenti alle prese con i loro mille impegni), si mettono in allarme. Iniziano ad osservare i loro genitori con maggiore attenzione, si inventano strategie, si improvvisano detective, perché sono preoccupati (per se stessi e per i genitori). Già da un po’ di tempo, probabilmente, la loro legittima  aspettativa è che i genitori gli forniscano responsabilmente spiegazioni chiare e per lui facilmente comprensibili su quanto sta avvenendo e che, soprattutto, lo rassicurino.

La comunicazione al bambino rappresenta una fase molto delicata dell’evento separativo e proprio per questo dovrebbe essere condotta, da entrambi i genitori previo accordo su tempi, contenuti e modalità, con estrema cura, rispetto ed attenzione, in base alle risorse di tipo affettivo/cognitivo che il minore ha per comprendere ed affrontare tale momento.

Comunicare la decisione di separarsi ai bambini e la conseguente uscita di casa di uno dei genitori, non è una semplice comunicazione di eventi accaduti o che stanno per accadere. Si tratta di un momento fondamentale, carico di emotività e preoccupazione a carico dei genitori.

Il mediatore ha il compito di veicolare nella coppia l’idea del comunicare insieme. Capita spesso, infatti, che i genitori cedano alla tentazione di rivelare al figlio la “propria verità” più per rabbia nei confronti del partner/ex partner che per un sincero interesse nei confronti del minore.

Tale atteggiamento è molto dannoso ai fini del benessere del bambino, che si troverà di fronte due verità differenti e spesso contrastanti a veicolare una implicita richiesta di alleanza.

Per essere d’aiuto in un momento di così grande fragilità, il mediatore può ricorrere ad alcuni strumenti per far leva sul buonsenso dei genitori: chiedendo l’autorizzazione ad ipotizzare un terzo punto di vista rispetto al loro che potrebbe essere quello del bambino (o di un bambino di simile età e carattere) oppure utilizzando la tecnica retorica: “Se fossi vostro figlio, chi mi potrebbe chiarire questo dubbio riguardo alla separazione?”. In questo modo il mediatore è in grado di condurre i genitori alla risposta senza mai entrare nel ruolo dell’esperto che impartisce una verità. Per il mediatore, infatti, l’accordo non è il risultato ma lo strumento per ottenere qualcosa. Il mediatore s’incarica del processo inteso come cambiamento. Il mandato lo riceve dai genitori ed è a loro che risponde del suo operato. Il mediatore è concentrato sulla rimessa in movimento della comunicazione tra i genitori e quindi della necessità di far emergere le risorse di cui i genitori sono portatori. Compito del mediatore è, inoltre, quello di formulare varie ipotesi alternative con la coppia affinché si prefigurino quanti più scenari possibili e arrivino, in autonomia, alla decisione migliore.

In termini generali, i genitori devono tenere in considerazione i seguenti aspetti riferiti alla comunicazione a figli:

  • comunicare con chiarezza cosa stia effettivamente succedendo (il pugno);
  • sapere di dover offrire delle rassicurazioni credibili su cosa accadrà dopo (la carezza);
  • definire insieme chi coinvolgere nella comunicazione ad esempio la scuola, la famiglia allargata ecc. (la rete).

Il Pugno

È importante che i genitori strutturino la comunicazione in base all’età del figlio, un bambino di 3 anni avrà bisogno di frasi molto semplici e per lui comprensibili, diversamente da un adolescente di 13/14 anni al quale, probabilmente, sarà possibile dire qualcosa in più relativamente alla scelta separativa.

Chi

Come anticipato, il mediatore veicola sempre nei genitori l’idea che sia più opportuno, ai fini di un benessere reale del figlio, che siano entrambi i genitori comunicare la decisione di separarsi. Da un lato, ciò è utile ai fini del ribadire il concetto di una reale co-genitorialità e di protagonismo genitoriale a cui il mediatore è molto affezionato, dall’altro per garantire al minore una continuità fra ciò che è stato prima e ciò che sarà in futuro.

 

Quando?

È importante definire e comunicare quando uno dei genitori andrà via di casa, ed è buona norma che i genitori diano la comunicazione ai figli almeno qualche settimana prima dell’uscita effettiva del genitore dall’abitazione familiare. Questo lasso di tempo ben definito è utile per le seguenti ragioni:

  1. lassi di tempi più brevi o trasferimenti “improvvisi” possono non permettere al figlio di elaborare in maniera sufficiente quanto riferitogli dai genitori e potrebbe generarsi in lui un forte senso di abbandono.
  2. lassi di tempo più lunghi potrebbero far dubitare al bambino, soprattutto nelle fasce d’età inferiori, della veridicità del narrato dei genitori, inducendogli delle fantasie di riconciliazione della coppia.
  3. tempi brevi, come già detto, non permettono al bambino un’adeguata elaborazione del contenuto della comunicazione. Fornire uno spazio di riflessione permetterà al figlio di porre ai genitori tutte quelle domande che inevitabilmente sorgeranno e alle quali solo i genitori insieme potranno offrire delle risposte soddisfacenti.

I genitori all’interno del percorso di Mediazione Familiare pongono, su questo tema, tantissime domande al mediatore e cercano risposte. Il mediatore familiare, che non è un esperto che dispensa risposte o soluzioni, deve cercare di sostenere gli stessi genitori ad individuare il momento più adeguato in riferimento alla loro specifica storia familiare. Sull’individuazione del giorno della settimana e dell’orario prescelto per dare tale comunicazione, il mediatore deve cercare di accompagnare i genitori a individuare scelte condivise mantenendo il punto di vista dei figli.  La domanda che il mediatore può porre è: “Quando potrebbe essere meglio per vostro figlio dirgli una cosa del genere?”

E’ importante che i figli abbiano il tempo di osservare le dinamiche tra madre e padre.

Per quanto riguarda il momento più opportuno (a livello temporale nell’arco della settimana e della giornata) il mediatore deve tendere a far sì che i genitori individuino insieme il momento più adeguato per i propri figli. Sicuramente è da privilegiare un momento nel quale entrambi i genitori possano essere presenti anche dopo aver dato la comunicazione, per dar modo al figlio di porre domande o per aiutarlo in ogni sua eventuale reazione.

Un buon momento potrebbe essere ad esempio nel fine settimana se abitualmente i genitori sono a casa e quindi hanno più possibilità di mettere a disposizione tempo, attenzione e ascolto.

Per elicitare queste risposte nei genitori il mediatore può ricorrere ad alcune delle seguenti formule:

“Proviamo ad immaginare la quotidianità di vostro figlio/dei vostri figli. Quale può essere il momento più adeguato per lui/loro? Proviamo ad immaginare di essere vostro figlio/i vostri figli? Perché dovrei saperlo meglio di voi? È mai successo qualcosa in passato in cui avete dovuto condividere qualcosa di importante con il bambino/i bambini”

 

Cosa?

Spesso i genitori si rivolgeranno al mediatore chiedendogli, più o meno esplicitamente, quale dovrà essere il contenuto della comunicazione. A questo proposito è importantissimo che il mediatore faccia capire alla coppia come sia necessario per il figlio ricevere, purtroppo, il cosiddetto “il pugno nello stomaco”, per poter avvertire con chiarezza la “rottura”, il cambiamento in atto. La mancanza di questa consapevolezza potrebbe indurre il bambino in fantasie di riconciliazione e di non elaborazione del momento separativo. In base agli accordi presi sul quotidiano (già stabiliti con i genitori) alcune cose si potranno già anticipare ai figli, altre si discuteranno in seguito.

L’unica cosa che inevitabilmente cambierà è che mamma e papà vivranno in due case diverse”.

Ulteriore concetto caro al mediatore è il concetto di continuità. È bene che i genitori siano consapevoli della necessità del loro figlio di avere delle certezze per continuare a poggiarsi sulle basi solide costruite finora. È fondamentale, quindi, mantenere eventuali promesse proprio in nome della continuità necessaria ai figli per garantire al bambino lo stesso tenore di vita precedente la separazione.

Durante la fase negoziativa su quanto riferire ai figli, spesso, i genitori portano in mediazione moltissimi argomenti, tutti legittimi. Il compito del mediatore, è contenere ed arginare i dubbi e le perplessità della coppia chiedendo loro di compilare una sorta di “lista della spesa” di quelli che, a loro giudizio, potrebbero essere gli argomenti più importanti da affrontare al tavolo della mediazione.

Il mediatore dovrà far capire ai genitori l’importanza della partecipazione attiva del bambino nell’evento separativo e portare l’attenzione a quelli che potrebbero essere i suoi dubbi. (Ad esempio: “Mamma potrà venire nella nuova casa di papà? Che significato potrebbe avere questa domanda?” Potrebbe essere stata fatta dal bambino per rassicurarsi circa quanto gli è stato detto sulla continuità di buoni genitori. Un modo per accertarsi che quello che i genitori hanno detto sia vero, oltre che un primo tentativo di saggiare il limite del conflitto di lealtà).

Una volta stilata la lista sarà altrettanto necessario che il mediatore valuti con i genitori quanto di questa lista sarà opportuno comunicare ai figli, nel rispetto dei tempi del bambino, evitando che i genitori si facciano prendere dall’ansia di dire tutto e subito. Il sentire di dover riferire “la verità” al figlio è un bisogno che parte più dal genitore che dal bambino. Il mediatore può farvi fronte presentificando il bambino e ricorrendo all’utilizzo di alcune metafore (ad esempio “Non si può versare una intera brocca d’acqua in un bicchiere”). Durante la stesura della cosiddetta lista della spesa è bene veicolare nella coppia di genitori la necessità per i figli di una elaborazione dopo quanto ascoltato quindi spingerli a  lasciare il tempo per le inevitabili domande a cui rispondere (“A chi chiede il bambino? A mamma e papà”). È compito del mediatore far sì che la coppia ci arrivi autonomamente, senza cadere nel ruolo dell’esperto.

La comunicazione, inoltre, non deve essere limitata a “Papà e mamma non stanno bene insieme”. I figli devono essere rassicurati su quello che succederà nel qui ed ora e nel prossimo futuro. Il mediatore deve fare in modo che i genitori si concentrino anche sulla gestione del quotidiano rispetto a tutti i possibili aspetti problematici della vita e alle questioni di carattere economico.

L’idea da veicolare alla coppia in fase di separazione è la necessità per i loro figli di avere accesso alla maggiore chiarezza possibile. Proporre una frase come “Papà e mamma non si amano più” potrebbe essere troppo complesso per i figli (I vostri bambini hanno un’idea chiara di cosa sia l’amore per come è pensato da un adulto? Voi state dicendo “Quello era stato, adesso le cose sono cambiate” potrebbe essere lo strumento più adatto?).

Il mediatore, dunque, ricorrerà, per far fronte a questo problema e al problema accennato in precedenza della “doppia verità”, al concetto di verità sostenibile per il bambino.

Entrambi i genitori hanno tutto il diritto di mantenere la propria idea di verità rispetto all’evento che li ha condotti alla separazione. Il mediatore non ha né la responsabilità né il tempo per minare la loro convinzione in merito, anzi, fornirà legittimità delle preoccupazioni e dei pensieri di entrambi e tenterà di rendere accettabili all’uno i punti di vista dell’altro e viceversa. Tuttavia, sempre in un’ottica di salvaguardia e tutela del benessere del figlio/dei figli, condurrà i genitori a riflettere sulla ricaduta che tale verità potrebbe avere sul bambino. Il minore, infatti, non può essere in grado di gestire il peso di due verità totalmente incompatibili, o di una verità per lui complessa e difficile da comprendere per lo stadio evolutivo in cui si trova. Tale difficoltà elaborativa potrebbe ripercuotersi anche sulla costruzione futura della personalità del figlio e di conseguenza anche sulla sua modalità di costruire e sviluppare relazioni sociali, soprattutto con l’altro sesso. Il mediatore avrà quindi cura di sottolineare l’importanza del concetto dell’unicità del figlio. Il bambino non può vivere due vite separate dopo la separazione dei genitori. È per questo che la coppia deve fare uno sforzo maggiore per essere unita nella genitorialità nonostante la fine del loro rapporto sentimentale.

È sempre bene ricordare ai genitori che non esiste un comportamento standard da tenere durante la comunicazione ai figli e che tale occasione potrebbe rivelarsi un momento di crescita per la famiglia scoprendo degli strumenti inaspettati nel figlio/figli. Il lavoro del mediatore è quello di “pendolo” fra i punti di vista dei due genitori per legittimarli entrambi e promuovere una cooperazione genitoriale efficace nonostante la rottura del legame amoroso; fra il prima e il dopo del figlio per promuovere il concetto di continuità e, infine, fra il fatto oggettivo che portano in mediazione i genitori e la verità sostenibile da trasmettere ai figli.

È sconsigliabile, infine, che i genitori informino i bambini della mediazione in atto. Restando nell’ipotesi della personificazione del bambino ci si porrà il dubbio che mamma e papà non siano in grado di fare bene da soli.

 

Dove?

In quale luogo della casa il bambino potrebbe accogliere meglio la notizia dell’evento separativo? Per ciascun minore è diverso, saranno i genitori a riflettere e a rispondere a questa domanda in quanto primi conoscitori del proprio figlio, della sua quotidianità, ritualità e responsabili del suo benessere.  Il mediatore dovrà spingerli ad essere il più precisi e dettagliati possibile. (Es. in salotto, quando, perché…)

 

La Carezza

 

Il compito ultimo dei genitori, dopo aver comunicato al figlio della separazione, è di fare in modo che il “pugno nello stomaco” sia attutito. Il mediatore dovrà porre delle chiare domande in questo senso per fa riflettere la coppia: “Come usciranno dal salotto i bambini? Come i genitori si immaginano che reagiranno i figli?”. Per quanto si possa pianificare è comunque possibile restare sorpresi.

Il mediatore dovrà sempre suggerire l’ipotesi del bisogno del tempo per i bambini.

Il concetto importante da trasmettere ai genitori riguarda il paradosso della Mediazione Familiare: mentre la coppia si rompe da un lato, dall’altro si unisce la genitorialità. È necessario veicolare nella coppia l’idea che per quanto ciascuno di essi possa sentirsi fragile e bisognoso in un momento così delicato della loro vita, il più fragile e bisognoso sarà sempre il figlio. Sono loro, come genitori a far fronte a questa fragilità. Non può crearsi un vuoto nel bambino e sono proprio i genitori a doverlo riempire. A comunicazione avvenuta, quindi, i genitori dovranno essere pronti a rassicurare i figli, rispondendo alle loro domande e offrendo quante più risposte chiare possibili sul “dopo”. Quanti più punti i genitori avranno condiviso in mediazione tanto più saranno in grado di rispondere adeguatamente ai propri figli.

Il mediatore familiare aiuta a fare da ponte su questo “prima” e questo “dopo”, aiutando i genitori a prefigurarsi il momento della comunicazione di separazione (ad esempio: “Secondo voi come reagirà vostro figlio a questa comunicazione?”). Il mediatore, come anticipato in precedenza, farà da “pendolo” tra passato, presente e futuro. Egli deve assumere la posizione del pendolo fra i due membri della coppia e passare dal punto di vista dell’uno a quello dell’altro in modo da renderli evidenti, ricordandosi sempre di avere la possibilità di assumere anche altri ipotetici punti di vista che potrebbero corrispondere a quello del bambino. Il lavoro del pendolo è necessario anche per ricollegare i diversi tempi: costante lavoro di congiungimento fra prima, durante e dopo sottolineando sempre il lavoro di continuità che i genitori si sono posti come obiettivo.

 

Il senso di colpa

Un elemento che spesso emerge durante le mediazioni è la presenza del senso di colpa, sia nei genitori sia nei figli.

Il mediatore deve rendere consapevoli i genitori che la colpa è inutile. (Utile metafora è quella del bicchiere che cade. Una volta che il bicchiere è caduto e si è rotto non serve cercare la colpa, eventualmente la responsabilità, ma, meglio ancora, i rimedi che è possibile mettere in atto). Se attanagliati dal senso di colpa, i genitori rischiano di restare bloccati. Il bisogno dei genitori che arrivano in mediazione, infatti, non è un giudizio morale o la compassione del mediatore ma di essere accolti e riportati sul qui ed ora del bambino.

Se il senso di colpa è del bambino, invece, i genitori dovranno essere in grado di alleviarlo. Molti bambini, durante l’evento separativo ed almeno nel periodo infantile, tendono a pensare che i genitori si separino per loro “colpa”. È importante che i genitori li rassicurino, facendo passare il messaggio che a rompersi è il legame amoroso a due ma che il loro ruolo genitoriale resterà forte quanto e più di prima.

 

La Rete

 

Il bambino, ricevuta la comunicazione da parte dei genitori, sentirà il bisogno di parlarne con qualcuno di significativo. La cosa migliore è che senta di poterne continuare a parlare con mamma e papà, questo significa che si fida ancora di loro. In quest’ottica i genitori devono essere pronti a fare tutto ciò che può far star meglio il proprio figlio.

Capita tuttavia che i figli vogliano un parere “esterno” e cerchino rassicurazioni all’interno della famiglia allargata (nonni, zii, ecc.) o in un contesto per lui significativo altro alla famiglia (scuola, sport, oratorio) Anche in questo caso è importante che i genitori condividano prima tra di loro chi è importante e significativo per loro e per i loro figli e decidano di preparare tali persone all’ipotesi di una comunicazione adeguata ed efficace al bambino.

 

Comunicazione sbagliata in passato? Si può rimediare

 

La metafora di Pollicino

Pollicino, il figlio di una coppia di poveri boscaioli, il più piccolo della famiglia, viene abbandonato nel bosco dai suoi genitori che non sono più in grado di prendersi cura di lui e dei suoi fratelli. Nonostante venga condotto due volte nella foresta il bambino con degli abili stratagemmi riesce a tornare a casa sano e salvo e a salvare le sorti della famiglia.

 

Nella vita reale sono i genitori a dover fare da guida ai bambini. È possibile che in un momento di fragilità nei genitori siano proprio i figli ad essere “condotti nella foresta” ma non è possibile aspettarsi che ne escano da soli. Sono i genitori a doverli ricondurre al sicuro. In situazioni di tensione piuttosto elevata è possibile incorrere in errori di comunicazione da parte di entrambi i genitori. È necessaria quindi una “riparativa”. Il mediatore avrà quindi il compito di “presentificare” il bambino sottolineando quali potrebbero essere i suoi dubbi e le sue necessità attraverso il rimando alla narrazione esemplificativa e alla possibilità di declinare una situazione “modello” nella quale i genitori possano positivamente riconoscersi e ritrovarsi.

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